THE GRAB: GEOPOLITICA E CONFLITTI DI CIBO E ACQUA [parte prima]

L'immagine contiene il pianeta Terra posto in primo9 piano, sul quale incombe la minaccia di un carrarmato, che metaforicamente simboleggia la guerra

Questo articolo si propone di trasporre in forma scritta il contenuto di The Grab, docufilm del 2022
ad opera della già nota Gabriela Cowperthwaite, basato sulla ricerca del Center for Investigative
Reporting di San Francisco, a proposito dell’instaurarsi di una geopolitica fondata su cibo e acqua,
che caratterizza e caratterizzerà la politica mondiale dei prossimi decenni.
Obiettivo è quello di divulgare il contenuto di questo prezioso reportage, purtroppo non
ufficialmente reperibile al di fuori degli Stati Uniti.

Il reportage inizia quando Halverson, approfondendo i dettagli dell’acquisizione dell’americana
Smithfield Foods da parte della cinese Shuanghui International, scopre che questa era stata fino a
quel momento fornitrice di un quarto dei maiali americani. Ciò accende nel giornalista il sospetto
che si sia trattato, al netto di quanto negato dall’amministratore Larry Pope, di un intervento voluto
dallo stesso governo cinese.

Il nostro si reca quindi in Cina, dove fa la conoscenza di diversi dirigenti della Shuanghui, uno dei
quali gli consegna un libro su tutte le transazioni dell’azienda, tra le quali spicca il finanziamento da
parte della Bank of China proprio per l’acquisizione di cui sopra.

Sospettando che non si tratti di un caso isolato, il reporter si mette a scavare tra i documenti di
WikiLeaks, nei quali scopre un dispaccio dell’Ambasciata statunitense a Riad, secondo cui l’Arabia
Saudita starebbe esortando le proprie aziende a procurarsi risorse alimentari estere: già quindici
miglia quadrate nella Contea di La Paz (in Arizona) sono state acquistate per coltivare i frumenti
utili all’allevamento in Arabia e in Cina, con buona pace dei residenti che vedono i propri pozzi
sempre più svuotati

.
Bisogna sapere che, dopo un periodo negli anni ’90 in cui il Paese risultava sesto esportatore
mondiale di grano, l’Arabia si era ritrovata praticamente priva di acquiferi, rendendo problematica
qualunque forma di produzione alimentare.

A questo punto Halverson si ferma a riflettere sul modo in cui il cambiamento climatico potrà
influenzare la distribuzione globale delle risorse alimentari.
Analizzando i documenti dell’Accordo di Parigi e i rapporti delle Nazioni Unite sul cambiamento
climatico, scopre che in Russia, tra qualche decennio, le distese di neve lasceranno spazio a
un’altrettanto sterminata area di pascolo, come suggeriscono anche numerose offerte di lavoro per
cowboy americani.

Anche Wall Street si sta adoperando in vista della futura crisi alimentare: partecipando alla
conferenza globale sull’agricoltura a New York, dove sono riuniti pressoché tutti i maggiori
investitori agricoli del mondo, il team ha modo di appurare i numerosi investimenti su ettari di
territorio da affittare a Paesi stranieri, in vista della crescente disfunzione dell’offerta rispetto alla
domanda di beni alimentari.

La svolta dell’indagine arriva con il reperimento di ben 10.000 e-mail risalenti al 2012, trafugate
dalla Frontier Resource Group, fondo di private equity (uno strumento finanziario per investire in
aziende non quotate o da acquisire e ristrutturare) attualmente impegnato nel ricercare possibili
affari agricoli in Africa.

Il gruppo è stato fondato dalla controversa figura di Erik Prince, già presidente della Blackwater
(ovvero del principale esercito segreto impegnato in Iraq). In virtù del suo passato nel contesto
bellico, risulta dalle e-mail che Prince consideri come priorità quella di aumentare le difese attorno
ai territori coltivati, soprattutto per evitare rivolte da parte dei villaggi circostanti.
L’occupazione di questi territori (dal 50 al 60 percento della terra arabile del continente) viene
infatti molto spesso condotta in virtù della formale non-proprietà di questi campi, semplicemente
tramandati di generazione in generazione senza procedimenti legali di sorta. Sono anzi gli stessi
capi villaggio a cedere i propri territori in cambio di ricompense irrisorie, il che rende queste operazioni anche molto economiche.
[Continua nella seconda parte]

Niccolò Iacone 5i

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