Il 21 ottobre, al cinema-teatro Circus di Pescara, due classi prime e tre inviati della redazione, accompagnati dalle professoresse Mariani e Rossi, hanno partecipato a uno degli eventi dedicati al XXXIIesimo Premio Nazionale Paolo Borsellino.
“In-dipendenti” è il titolo dello spettacolo che ha affrontato, come suggerisce il nome, le varie tipologie di dipendenze (che purtroppo interessano anche i giovani) quali la droga, le relazioni affettive e la tecnologia.
L’evento si è suddiviso in due momenti principali: la prima parte dedicata alle interviste condotte da Graziano Fabrizi a vari personaggi rilevanti: il giornalista Pietro Lambertini, il procuratore del tribunale dei minori David Mancini e il noto prete di strada don Antonio Coluccia; la seconda parte, invece, è stata dedicata alla messa in scena dello spettacolo vero e proprio realizzato dai talentuosi studenti dell’istituto Comprensivo Pescara 4, che attraverso la danza, il canto e la recitazione hanno affrontato questo tema delicato.
Il primo ospite ad essere intervistato è stato Pietro Lambertini, giornalista e conduttore del programma 31 minuti.
Lambertini ha parlato di droga (citando il caso del quartiere Rancitelli a Pescara), di alcool, affermando come l’età dei consumatori sia diminuita e il numero di questi ultimi aumentato drasticamente (giovani che si “sballano” tranquillamente per strada) e infine di violenza sostenendo la necessità di dire che “tutto ciò non è normale”.
Pensiero che verrà poi condiviso dal secondo ospite, ossia David Mancini che, in quando procuratore del tribunale dei minori, ha paragonato il suo lavoro ad una “trincea di dolore”: ogni giorno Mancini viene a contatto con le vite di ragazzi e ragazze che commettono reati e che forse “hanno solo bisogno di supporto”.
L’ultimo a intervenire è stato Don Coluccia, un prete di strada che si batte in diversi quartieri d’Italia per denunciare e porre un fine a situazioni di disagio, quali la presenza di organizzazioni criminali che gestiscono reti di spaccio. Proprio verso questi ultimi egli ha usato parole forti, come “vigliacchi”.
Nello specifico durante il discorso ha parlato della sua esperienza nel quartiere di San Basilio a Roma, dove, da anni, ogni sera scende in strada armato di megafono, per parlare direttamente ai cittadini e agli spacciatori stessi. Egli è quindi una figura di riferimento importantissima per la comunità cittadina, che senza il suo contributo rimarrebbe per sempre nell’ombra del crimine.
A fine evento è stato messo in scena lo spettacolo teatrale, che come detto prima è stato preparato, recitato, cantato e ballato dagli studenti dell’istituto comprensivo Pescara 4, con l’aiuto di alcuni professori. Il tema dello spettacolo è stato la dipendenza, di vario tipo, dalle droghe alla tecnologia, passando per le relazioni affettive.
L’evento di ieri è un’occasione che va valorizzata (come ogni altro evento di questo tipo) e a cui purtroppo solo due classi della nostra scuola hanno potuto partecipare (esclusi i tre inviati del giornale ovviamente). È in momenti come questi, che siamo chiamati a fermarci a riflettere, sulle situazioni che molte persone, meno fortunate di noi, vivono giornalmente. Dopo un evento come questo è importante porsi delle domande, sulle cause di questi fenomeni, ma soprattutto sulle soluzioni che andrebbero adottare; come scrive Ignazio Silone, “che fare?”.
A noi, cittadini di oggi e di domani, è stato dato questo compito, quello di combattere le dipendenze, le ingiustizie, le disuguaglianze. Quello di trovare una risposta a questo interrogativo. Ma per riuscirci non possiamo continuare a guardare in basso, rapiti dallo schermo di un telefono o dalle vicissitudini che riguardano unicamente noi stessi in maniera diretta. Dobbiamo informarci poiché sapere è potere, e soprattutto dobbiamo Combattere, perché noi ne abbiamo la possibilità e il dovere. Combattere non con la violenza, ma protestando per ciò che è giusto, con il senso di giustizia che gli eroi del passato, come Falcone e Borsellino, hanno cercato di trasmetterci, anche a scapito delle loro vite.
Questo deve essere, e probabilmente non è ancora abbastanza, il Liceo Classico. Non un luogo in cui si viene unicamente per imparare le materie classiche e scientifiche, ma una comunità che trasforma gli studenti, nei cittadini che renderanno il mondo un posto migliore.
“La alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità morale”. -Paolo Borsellino
-Pietro Centorame, Alexandra Luculescu, Giacomo Centorame 4i, 2f





