Per anni abbiamo immaginato la Gen-Z come l’avanguardia del progresso: libera, inclusiva, lontana dagli schemi polverosi del patriarcato. Eppure, dati recentissimi dipingono un quadro drasticamente e preoccupantemente diverso.
Un’ampia indagine internazionale condotta da Ipsos e dal Global Institute for Women’s Leadership del King’s College di Londra, su un campione di 23.000 persone in 29 Paesi, rivela una tendenza che il Guardian, importante quotidiano britannico, ha definito “il grande balzo all’indietro”.
Circa un terzo dei giovani uomini nati tra il 1997 e il 2012 ritiene che la moglie debba obbedire al proprio marito. Non si tratta di una posizione marginale, ma di un sentimento ampiamente diffuso che supera, per radicalità, persino quello delle generazioni precedenti, cresciute senza educazione sentimentale.
I numeri di un divario generazionale invertito
Il dato più sorprendente emerge dal confronto diretto con i Baby Boomer (i nati tra il 1946 e il 1964). Se solo il 13% degli uomini più anziani è concorde sul fatto che la donna debba essere sottomessa al volere del coniuge, tra i maschi della Gen Z la percentuale sale al 33%. In pratica, i giovani sono due volte più propensi dei loro nonni a sostenere una visione gerarchica e patriarcale del matrimonio.
Questa visione “tradizionalista” non si ferma alla gestione domestica, ma permea ogni aspetto della vita sociale e intima: il 24% dei giovani uomini pensa che una donna non debba apparire troppo indipendente o autosufficiente.
Preoccupante è poi il fatto che il 21% veda la cura dei figli come un elemento che sminuisce la mascolinità.
Tra ansia sociale e vuoti di identità
Cosa sta spingendo una generazione cresciuta nell’era dei diritti digitali verso valori che sembravano destinati all’oblio? Secondo la professoressa Heejung Chung, direttrice della ricerca, la risposta risiede in un mix di precarietà economica e crisi d’identità.
In passato, la mascolinità veniva – secondo l’opinione pubblica – attraverso il ruolo del cosiddetto “breadwinner”: l’uomo che provvede, compra la casa, protegge. Oggi, in un mondo dove queste certezze economiche sono evaporate per i giovani, molti sembra si sentano svuotati. «C’è molta paura che gli uomini stiano perdendo la loro posizione sociale», spiega Chung. In questo vuoto di senso, si inseriscono con forza retoriche reazionarie, spesso veicolate da influencer, streamer e contenuti social “manosphere” che dipingono l’uguaglianza di genere come un gioco a somma zero dove, se la donna vince, l’uomo perde.
Il paradosso dell’attrazione
Esiste però una curiosa contraddizione interna a questa generazione. Nonostante il desiderio di una compagna “obbediente”, i maschi della Gen Z sono anche i più propensi (41%) a dichiarare che una donna con una carriera di successo sia più attraente.
Sembra quindi che i giovani uomini siano intrappolati in un conflitto: se da un lato subiscono il fascino della modernità e della parità economica, fondamentale per sopravvivere oggi, dall’altro cercano rifugio in norme comportamentali rigide per gestire l’insicurezza emotiva.
Un rischio per tutti
Julia Gillard, ex prima ministra australiana, avverte che queste tendenze sono preoccupanti non solo per le donne, ma per gli uomini stessi: «Non si limitano a imporre aspettative restrittive alle donne, ma si intrappolano in norme di genere soffocanti», ha dichiarato. La percezione che il progresso femminile sia un attacco alla dignità maschile sta creando un solco profondo, alimentato da un clima politico sempre più polarizzato.
Mentre la società corre verso l’automazione e il futuro, una parte significativa dei suoi membri più giovani sembra guardare con nostalgia a un passato che non ha mai vissuto, cercando in vecchie gerarchie una bussola per orientarsi in un presente troppo incerto.





