Oggigiorno si parla quotidianamente di un fenomeno a cui è soggetta la maggior parte dell’Italia
lavoratrice: il burnout.
Nei luoghi di occupazione ci si trova molte volte a sostenere carichi di lavoro eccessivi, che non permettono
di conciliare benessere economico con quello psico-fisico.
L’AI, in queste situazioni, si configura vincolante nei confronti dei lavoratori, che si trovano di fronte alla
possibilità di ridurre notevolmente la matrice di lavoro da eseguire. Tuttavia: “L’intelligenza artificiale, che
per gli HR (human resources) è ormai un passaggio obbligato, da molti lavoratori è vista con misto di
curiosità e timore perché può alleggerire i carichi e ridurre lo stress, ma rischia di minare il senso di utilità
se non accompagnata da percorsi formativi” afferma Caterina Gozzoli, professoressa di Psicologia della
convivenza socio-organizzativa dell’Università Cattolica.
Infatti, sebbene risulti utile, l’AI ha un impatto negativo nei confronti di un terzo dei dipendenti, poiché
lavorare, per la maggior parte dei casi, rappresenta un’attività come fonte di riscoperta delle proprie risorse
e occasione di utilizzarle per il benessere proprio e altrui. Quando l’origine del risultato del proprio
“compito” non proviene più da noi, nasce un senso di insoddisfazione incolmabile. Percezione, questa, che
si trova in essere anche nella vita scolastica.
Se prima i fenomeni come il taylorismo o il fordismo, che generavano prodotti standardizzati e conseguenti
lavori standardizzati, rappresentavano una risorsa senza precedenti per i capitalisti, adesso l’AI, che svolge
un lavoro “analogo”, si manifesta in parte come un limite per i datori di lavoro, poiché i loro dipendenti
sentono un dovere non annunciato di non usufruirne.
In un mondo che si trova in questi circoli viziosi, un fenomeno che ha rivoluzionato il modo di vedere la
modalità imprenditoriale è stato il “Capitalismo umanistico” di Brunello Cucinelli.
“Ogni cosa bella mi è venuta dalla famiglia e dalla vita di campagna, quei cieli sempre nuovi, con nuvole
fuggenti, azzurri infiniti, firmamenti di stelle, e gli odori dei campi, lo stabbio, il profumo dei meli in fiore,
dei gelsomini essiccati che mia madre riponeva negli stipetti per profumare il bucato, i sapori essenziali di
quei cibi semplici che ancora oggi mi sono rimasti nel cuore”; così Brunello parla della sua infanzia in
campagna, che gli ha permesso di raccogliere i frutti per piantare dei valori imprenditoriali che saranno
studiati anche ad Oxford ed Harvard.
Brevemente, Cucinelli ha restaurato l’intero borgo di Solomeo, nel cuore dell’Umbria, per fondarvi una
comunità che conciliava il lavoro con il riposo, lo studio e l’apprendimento morale. Ha sviluppato
un’azienda in cui non si mandano email dopo le 17:30; i collaboratori non lavorano di notte né nei
weekend. Uno stile di vita che privilegia il benessere psico-fisico dell’individuo, e che ha dato risultati
eccellenti: i lavoratori sono più efficienti, scoprono e sviluppano nuove capacità e sono in grado di
rispondere più velocemente alle esigenze dei loro clienti.
Questa, una riscoperta del modo di considerare il lavoro, in un’epoca in cui si sono persi i valori
fondamentali per condurre quest’ultimo al meglio.





