Telescuola: Quando la RAI faceva scuola

immagine che mostra una televisione anni '60, che proietta un insegnante

Ci troviamo nel secondo dopoguerra ,e nella neonata Repubblica Circa un ottavo della popolazione (oltre sei milioni ), non sa né leggere né scrivere; Il fenomeno è particolarmente gravoso nei centri rurali del sud (ancora nel 1951 circa il 45,1% della popolazione italiana si distribuiva in comuni con meno di 10.000 abitanti)Il governo decide quindi di intervenire: Mentre l’educazione infantile viene affidata allo stato ecclesiastico, quella elementare viene estesa in tutta Italia ed i programmi scolastici fascisti vengono rivisti da esperti pedagogisti, il 17 Settembre 1947 vengono istituite, con un decreto-legge le scuole popolari per adulti che prevedevano lezioni per analfabeti totali, semianalfabeti e per l’aggiornamento delle conoscenze elementari pregresse (disegno applicato, contabilità, tecniche agricole, artigianali e lezioni di lingua straniera). Queste erano però facoltative e da implementare esclusivamente nelle località cui popolazione li avesse richiesti e nelle quali fossero stati disponibili insegnanti ed istruttori; Ciò rischiava di ostacolare i molti che abitavano in paesi più isolati che si sarebbero dovuti spostare dalle loro abitazioni in orario serale (le lezioni diurne si sarebbero sovrapposte con il lavoro) , molto probabilmente, almeno per un tratto di strada, senza mezzi di trasporto.Il 3 Gennaio 1954 avviene un evento rivoluzionario: La RAI passa da “Radio Audizioni Italiane” a “Radiotelevisione Italiana” inaugurando le sue trasmissioni televisive regolari, dandouna svolta fondamentale al progetto di alfabetizzazione italiano, e ciò grazie innanzitutto all’intraprendenza di una professoressa di liceo.Insegnante di storia e filosofia nel liceo scientifico Augusto Righi di Roma, la professoressa Mariagrazia Puglisi inizia la sua carriera nella comunicazione nel 1940 come annunciatrice radiofonica nell’allora EIAR, rimanendovi fino al 1952, anno in cui le viene conferita una borsa di studio per gli U.S.A grazie alla quale riesce ad approfondire le tecniche di programmazione televisiva statunitensi. Tornata in Italia, viene di nuovo assunta dalla Rai come responsabile dei programmi culturali tra i quali si ricordano “Teleclub”,“Tv degli agricoltori” e, soprattutto, “Telescuola”, di cui sarà la stessa Direttrice .Il programma, per cui furono investite ben trecento milioni di lire (oltre centocinquantamila euro) fu il primo esempio di didattica a distanza della storia e coinvolgeva anche lo stesso Ministero della Pubblica Istruzione: Si trattava di un vero e proprio corso sostitutivo volto a conferire la licenza media anche a coloro che (soprattutto nell’entroterra) abitavano in paesi privi di scuole popolari.Per venire incontro alla diffusione ancora relativamente esigua di televisori, Vennero aperti duemila “posti d’ascolto” (PAT) cui gestione era spartita tra il Ministero dell’Istruzione (1587 centri) ed altre associazioni ed enti di sindacati, privati ed ecclesiastiche; Telescuola fu portata anche nelle carceri, iniziativa che valse alla Rai il premio per la redenzione civile “San Michele” nel 1966. In ogni PAT era presente un coordinatore che aveva il ruolo di assicurare la costanza nella partecipazione , di verificare il lavoro degli studenti e di mantenere i contatti con la direzione dei corsi .Le trasmissioni duravano quattro ore al giorno, ed alternavano primo, secondo e terzo anno di medie in moduli da venticinque minuti; Le materie erano italiano, matematica, applicazioni tecniche, educazione fisica, francese, inglese, religione, educazione tecnica , educazione artistica (poi portata anche nel programma scolastico standard in sostituzione del “corso di disegno ed ornato”) ed altri inserti come il noto corso di dizione della “signorina Boncompagni”,.. Inoltre, la Rai pubblicava dei libri di testo riconosciuti dal ministero da distribuire nelle postazioni d’ascolto, e Alla fine di ogni anno scolastico gli alunni dovevano affrontare degli esami di idoneità atti a garantire che si fosse seguito un percorso educativo idoneo a quello delle altre scuole.Per quanto dei 30 mila studenti solo tremilacinquecento raggiunsero gli esami in presenza e solamente mille li superarono, l’iniziativa ebbe comunque un impatto significativo nella diffusione della lingua italiana, tanto che nel 1960 era stato inaugurato anche il programma ( forse più celebre) “Non è mai troppo tardi”, sempre per iniziativa della puglisi ma presentato stavolta da AlbertoManzi ed ancora una volta con la collaborazione del Ministero della pubblica Istruzione.

 

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