Un’alimentazione a base vegetale, per oltre un decennio, ha incarnato un immaginario preciso: salute, bellezza, sostenibilità, etica e consapevolezza. Essere vegetariano o vegano oltre ad essere una scelta alimentare, rappresentava un forte segno identitario, spesso celebrato sui social in quanto stile di vita avanzato e responsabile.
Una vera e propria tendenza anche attraverso campagna globali come il Veganuary, nata per incentivare milioni di persone a provare un’alimentazione vegetale nel mese di gennaio che ha contribuito a rendere questa scelta un fenomeno pop, normalizzandolo e trasformandolo in una sfida collettiva dal fortissimo valore simbolico. Oggi? La situazione sembra essere cambiata e questo racconto appare incrinato.
Il fenomeno high protein
Nel mondo del wellness e del fitness domina una nuova estetica: il corpo tornito, iper muscoloso e performante. Ed è così che in alcune comunità social – come ad esempio il GymTok (fitness influencer su TikTok, ndr) – vengono pubblicizzate diete iperproteiche e tutto si trasforma in un’ossessione quasi rituale per l’assunzione di proteine.
Supermercati e social parlano la stessa identica lingua: barrette, shaker, yogurt “high protein” che riempiono a iosa scaffali e feed.
Il consumo di carne, così, diventa sinonimo di disciplina, forza, successo. Non nutrizione, ma status.
L’ossessione per il corpo sano
Questo ideale corporeo, in verità, non è né neutro, né tantomeno nuovo. Già nell’Antica Grecia il corpo perfetto era sì allenato ma senza dubbio armonico e proporzionato. Il Doryphoros di Policleto, ad esempio, incarna perfettamente lo spirito di perfezione ed armonia attraverso il canone: simbolo di equilibrio tra forza e misura, simbolo di potenza ma anche di moderato controllo.
Anche a Roma, pur celebrano la virilità attraverso la forza, il corpo ideale restava funzionale, senza mai sfociare nell’ipertrofia. L’eccesso, presso gli antichi, era visto come mancanza di autocontrollo, non come virtù.
Il corpo contemporaneo, invece, esaspera il muscolo fino a farlo diventare linguaggio sociale: più e grande, più comunica successo, volontà, prevaricazione. Ecco spiegato perché sui social è sempre più diffuso un ideale tossico di bellezza e salute che spinge alla diffusione dei disturbi alimentari fra sempre più giovani.
Ortoressia, ovvero l’ossessione per il cibo sano, e vigoressia, quella per un corpo muscoloso, sono l’altra faccia della medaglia di una società che vuole virare verso uno stile di vita salutare.
L’alimentazione come specchio del paese
Negli USA, poi, questo modello si intreccia apertamente con la politica. Le diete vegane e vegetariane vengono spesso associate alla cultura “woke”, mentre il consumo di carne è rivendicato come scelta tradizionale, identitaria e persino patriottica. In un clima del genere, dunque, si rivaluta pubblicamente la carne come simbolo di libertà individuale.
Nascono così anche nuove personalità che rappresentano al meglio questa nuova narrazione come ad esempio l’influencer Ballerina Farm, madre di 8 bambini e moglie di un fattore, che sui social racconta in modo poetico la sua vita in campagna come se vivesse in un quadretto bucolico.
Ora, con oltre 10 milioni di follower, si lancia anche nel mondo dell’imprenditoria lanciando la sua linea di carne surgelata da comprare on-line alla modica cifra di 99 dollari a confezione.
Non solo ideologia
C’è un fattore decisivo nel declino del “veg cool”: il costo.
L’aumento dei prezzi di frutta e verdura e prodotti freschi rende l’alimentazione vegetale varia ed equilibrata sempre meno accessibile.
Mangiare veg richiede tempo, competenze e risorse economiche e per molti scegliere cosa mangiare è necessità, non atto etico, Così l’alimentazione vegetale rischia di tornare a essere un privilegio di classe.
Il paradosso è evidente: mentre la crisi climatica e la ricerca scientifica continuano a sottolineare il costoso impatto ambientale degli allevamenti intensivi, il discorso pubblico si sposta verso una narrazione opposta.
Essere veg non è più cool perché non risponde più all’immaginario dominante di forza, successo, patriottisimo ed appartenenza.
Alla fine, il cibo diventa status symbol. Non serve solo a nutrire ma a comunicare chi siamo, o chi vogliamo sembrare. In un’epoca dove tutto è performance anche il cibo diventa manifesto identitario.
Alla fine dei conti, forse, il vero tema non è se essere veg sia di moda, ma il fatto che il cibo stia subendo trasformazione in simbolo da esibire.





