La violenza nelle canzoni

La violenza nelle canzoni 

Negli ultimi anni il panorama musicale italiano è stato caratterizzato da un fenomeno alquanto discusso: la violenza nei testi. Armi, spaccio, sparatorie, rivalità di strada e atteggiamenti aggressivi non sono solamente pensieri astratti ma spesso vengono concretizzati nella vita privata del cantante. Tuttavia non sempre accade, alcuni artisti utilizzano il rap come denuncia sociale, 

 

ispirandosi spesso ad esperienze personali.  Un esempio emblematico è lo scandalo del rapper Faneto, divenuto virale per gli argomenti crudi e diretti nei suoi testi. Sui social media sono circolati screenshot   di chat, estratti di strofe dove veniva usato un lessico violento associato, successivamente, a comportamenti reali, alimentando la convinzione che molti rapper  mettano in atto nel privato quanto trattato.

 

Il confine tra finzione e realtà si è assottigliato ancora di più con il caso di Shiva, coinvolto in una sparatoria che ha riempito le pagine dei giornali.

È stato il segnale per una cultura giovanile che fatica a distinguere tra la narrazione di strada e la vita vera.

 

I testi violenti, spesso, non rimangono solamente nelle cuffie degli ascoltatori, diventano modello di comportamento, linguaggio, abbigliamento e atteggiamento. Molti adolescenti, si immedesimano in quello che ascoltano.

Non tutti i rapper, però, vivono realmente ciò che descrivono. È importante distinguere tra il personaggio pubblico e la persona privata.

Un caso positivo è quello di Sfera Ebbasta spesso criticato per i suoi testi ma conosciuto per il suo impegno personale e professionale: dietro l’immagine del trapper si nasconde un artista che ha saputo trasformare la propria esperienza in un linguaggio musicale, senza farsi travolgere dal personaggio.

 

Molti rapper spiegano che la violenza nei loro testi è un modo di esprimere la rabbia, un linguaggio simbolico per raccontare la realtà da cui provengono. In un certo senso, è una forma d’arte: rappresenta la vita di strada, la mancanza di opportunità, l’ingiustizia.

 

 I giovani ascoltano proprio questo perché  la trap e il rap offrono autenticità, energia, ribellione, elementi che molti ragazzi non trovano più nella musica pop o nei modelli tradizionali. Il loro linguaggio è piuttosto diretto (di strada), spesso abbastanza volgare e violento, che trasmette forza e identità. 

Rapper come modello educativo?

È importante ricordarsi però, che i rapper non hanno un valore educativo e non bisogna attribuirgli questa responsabilità. I giovani devono essere educati dai genitori e dalle istituzioni (scuola, comunità, etc.). 

Come in ogni forma d’arte, il confine tra rappresentare e giustificare è sottile. Ed è proprio lì, tra finzione e verità, che si gioca il futuro della musica rap in Italia.

 

Autori:

Andrea Di Blasio

Rosarita Cimmino

Ludovico Dominic Savini

Gea Martina Colella

Raffaele Granchelli

Matteo Fusilli

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